 |
 |
|
I Museo di Morro d'Alba, nato come sezione distaccata del Museo della Mezzadria di Senigallia, raccoglie materiali superstiti del mondo rurale, testiminianze di una realtà che fino a pochi decenni addietro, era quella economicamente dominante. L'esposizione si snoda attraverso un percorso articolato in sette sale, suddiviso secondo il criterio delle materie prime.
La prima sala è dedicata alle materie prime allo stato grezzo: legno, fibre vegetali, pietra, destinati a essere lavorati da ciascuna famiglia per ottenere strumenti prevalentemente di uso quotidiano o, in alcuni casi, destinati ad un mercato agricolo territoriale. Belli gli ambienti dedicati al legno, con esposizione degli strumenti per il lavoro dei campi, di torchi, di scale da pagliaio; interessante la distinzione tra diverse tipologie di legno impiegate: la quecia o l'olmo, ad esempio, materiali resistenti e duri, venivano impiegati
preferibilmente per i torchi, mentre il legno d'acacia, duro, ma dotato di una buona elesticità era preferito per realizzare i bastoni delle vanghe. Non manca il tradizionale biroccio, carro agricolo ricco di decorazioni, risalente in questo caso agli anni Quaranta. Si passa poi alle fibre vegetali, agli strumenti per la trasformazione (telai, battilana, strumenti della filatura tradizionale) e ai manufatti veri e propri. L'ultima porzione del museo è dastinata ai metalli e alle pietre, impiegati soprattutto da fabbri
|
 |
|