MUSEO DELLA CARTA
culturale



Fabriano ebbe un ruolo di rilievo, attorno al 1000, nell'evoluzione economica e culturale del territorio appenninico compreso tra Marche e Umbria. Il periodo aureo fabrianese coincide coi sessant'anni nel corso dei quali la famiglia Chiavelli, nella seconda metà del 1300, trasformò il libello Comune in Signoria.
La nascita di una significativa scuola pittorica, la prosperità econimica legata alle cartiere e alle attività manufatturiere sono gli aspetti più conosciuti di quel periodo, al quale seguì l'amnnessione allo Stato Pontificio. Il Museo dalla carta e della filigrana è un pò il simbolo della città: è uno dei più bei musei marchigiani, e tra i più significativi della cultura materiale nel Centro Italia. Istituito dal Comune e dalle Cartiere Miliani nell'ex convento di San Domenico, è davvero un bell'esempio di museo vivo, articolato in sezioni che permettono di approfondire la fase della fabbricazione a mano della carta e della relativa utilizzazione del manufatto, di avere la visualizzazione del viaggio storico della carta, di conoscere le diverse tecniche per ottenere le filigrane: si può così capire, ad esempio, che le tecniche impiegate per la produzione della carta non sono cambiate di molto, nel corso dei secoli. Sono cambiate, più che altro, le materie prime: la pasta di legno e cotone sostituisce gli stracci, una volta ridotti in pasta a colpi di clava. Il procedimento resta manuale, con aggiunta, in alcuni casai, di filigrana; gli operai scelgono le paste raffinnata e usando le cornici, le immergono nelle tinozze. Una volta estratte, le scuotono per dare resistenza e spessore ai fogli. Nel museo è possibile assistere a tutte queste operazioni oltre che ricostruire, attraverso schede e documenti, il percorso storico della carta. Le origini, come è noto, sono cinesi: da noi si scriveva su cera, su pergamena e su tavole di terracotta quando, 100 anni prima di Cristo, i Cinesi iniziavano a scrivere su fibre di gelso mescolate a foglie di canna di bambù. Da noi la carta arrivò passando per la Sicilia: a Palermo è custodito il primo documento in carta, datato 1109. Qualche anno dopo il maestro Polese da Fabriano realizzava, a Bologna, delle pile a maglio assai simili a quelle in funzione, da tempo, a Fez, in Marrocco. La fama dei amestri cartai di Fabriano inizia in quegli anni, e nel 1200 la città conta già una ventina di di cartiere; inizialmente si lavorava la bambagina, costituita da stracci di lino e canapa, poi vengono introdotte le pile idrauliche a magli per preparare la pasta di carta e si creano i sistemi di impermeabilizzazione dei foglicon gelatine animali. Nella Stanza della carta a mano al piano terra, quella da cui vi consigliamo di iniziara la visita al museo, avrete la possibilità di ritrovare materiali e attrezzi impiegati da secoli, come dicevamo, e di assistere dal vivo al lavoro.