Castelli
culturale centri storici
JESI
Piazza Federico II, a Jesi, è una delle più belle del comprensorio. E' la piazza nella quale Costanza d'Altavilla, nel 1194, avrebbe partorito sotto una tenda Federico di Svevia. Centro dell'antica Aesis romana, la piazza accoglie il settecentesco Duomo dedicato a San Settimio, bei palazzi nobiliari (Bellani, Ripanti), ed è ornata da una fontana ottocentesca. Scendendo dalla piazza lungo via Costa Lombarda potrete entrare in uno dei più antichi e significativi quartieri jesini e, da Porta Valle, apprezzare la cinta muraria della città. Non meno belle, a Jesi, sono piazza Colocci, sulla quale si apre il cinquecentesco Palazzo della Signoria, e la garbata Piazza dell'Orologio. Il Palazzo della Signoria ospita il Museo Civico, mentre il palazzo Pianetti la Pinacoteca, nella quale sono raccolte, tra le altre, notevoli opere di Lorenzo Lotto. Tra piazza Federico II e piazza Colocci si snoda via Pergolesi: la casa del grande musicista jesino è in piazza Ghisleni, a metà della via. Proseguendo su via Pergolesi, dopo piazza Colocci, troverete piazza Spontini, dedicata aappunto all'altro grande musicista della vicina Maiolati, con il bel palazzo cinquecentesco Ricci-Manganelli; supererete l'Arco del Magistrato ed entrerete nella grande Piazza della Repubblica, col suo neoclassico Teatro Pergolesi, sicuramente tra i più eleganti dell'intera regione. Da non perdere, senpre nel centro storico, la Chiesa di S.Niccolò, in Piazza Pergolesi, la Chiesa di S. Marco, tra viale della Vittoria e via San Marco, e il Palazzo Pianetti-Tesei, con una singolare galleria al suo interno, ricca di elementi decorativi.
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ARCEVIA
La città dei nove Castelli (tanti sono i borghi fortificati nel territorio comunale di Arcevia il cui etimo, Arces Via, riconduce proprio al senso di Luogo Fortificato), merita senz'altro una visita non frettolosa alla bellezza del suo centro storico. La cinta muraria, il Chiostro di San Francesco, Palazzo Pianetti, le quattro porte d'accesso (del Sasso, Santa Lucia, San Pietro, Sant'Agostino) sono da non perdere, come pure la Collegiata di San Medardo, costruita tra il 1634 e il 1644, nella quale sono raccolte opere di grande interesse, quali la Vergine dei Miracoli, altare in maiolica invetriata di Andrea e Gianni della Robbia, il Polittico di San Medardo, e un Battesimo di Luca Signorelli, il Giudizio Universale di Ercole Ramazzani. Uscendo dal centro storico di Arcevia, nel suo ampio territorio comunale sono presenti varie testimonianze di interesse archeologico: Ponte della Pietra risale addirittura al Paleolitico Superiore, vale a dire 20.000 anni fa; in località Conelle un fossato realizzato in difesa del borgo testimonia la fase di transizione tra l'economia neolitica e l'età del bronzo; in località Montefortino, infine, si trova una necropoli gallica ricca di 47 complessi funerari.
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FABRIANO
Attorno al 1000, Fabriano ebbe un ruolo di primo piano nell'evoluzione economica e culturale del territorio appeninico compreso tra Marche ed Umbria. Il periodo aureo fabrianese coincide con i sessantanni in cui la famiglia Chiavelli, nella seconda metà del 1300, trasformò il libero Comune in Signoria: la nascita di una significativa scuola pittorica, la prospettiva economica legata alle cartiere e alle attività manufatturiere sono gli aspetti più conosciuti di quel periodo, al quale seguì l'annessione allo Stato Pontificio. Naturale che proprio dal Museo della carta e della filigrana di cui si parla molto, vi consigliamo di iniziare un giro nel centro storico fabrianese. Usciti dal Museo è d'obbligo passare dalla Piazza Centrale, al centro della quale si trova una fontana rotonda del 1285 (la somoglianza con quella di Perugia testimonia le parentele tra aree di confine umbro-marchigiane): viene chiamata sturinalto, ossia in dialetto, "manda l'acqua verso l'alto", e ha tre bacini digradanti in cui i primi due in pietra e il terzo in bronzo. Nella piazza, di cui si apprezza innanziutto la prospettiva, spiccano la severità romanico-gotica del Palazzo del Podestà (XIII secolo), le 19 arcate del seicentesco loggiato San Francesco, il palazzo municipale, costruito nel periodo della Signoria dei Chiavelli, e quello Vescovile. Indispensabile visitare la Pinacoteca Civica, ricca di affreschi considerati tra gli esempi più importanti di pittura romanica marchigiana e da numerosi dipinti dei secoli successivi, testimonianze della scuola fabrianese formatasi attorno a Gentile. Molto bella, nei luoghi attigui, la collezione di arazzi fiamminghi. A questo punto vi consigliamo di proseguire il giro a piedi nel centro storico, percorrendo le piccole e curvilinee strade che più ricordano l'assetto medievale, e di fermarvi a visitare chiese che troverete, dal duomo (S. Venanzo) alla chiesa di San Benedetto, a San Niccolò o alla chiesa dei Santi Biagio e Romualdo, col suo interno elegantemente barocco. Altra sosta consigliata, sempre nel centro storico, è quella al Teatro Gentile, senza dubbio uno dei più belli delle Marche. Costruito sulle rovine di un precedente teatro, incendiatosi proprio il giorno dell'inaugurazione, nel 1868, il Gentile fu realizzato tra il 1878 e il 1884, ed è situato tra due lunghe vie, via Verdi e via Gentile, ma il suo ingresso e situato nell'ampio cortile del palazzo comunale.
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CORINALDO
Prima di entrare nel bel centro storico di Corinaldo, vale senz'altro la pene di di fare una sosta alla Chiesa di San Francesco, che custodisce al suo interno importanti opere pittoriche di Claudio Ridolfi, artista a cavallo tra il '500 e il '600, e un bel crocifisso del cinquecento. Una volta varcate le mura, potrete apprezzare la piazza centrale, che tutti chimano familiarmente " il terreno", la scalinata del "pozzo della polenta" ( legenda vuole che a un contadino il quale aveva appoggiato un sacco di farina gialla sul bordo del pozzo, cadesse giù la polenta. Un corinaldese avrebbe versato del ragù sulla polenta e rassicurato il contadino, che sarebbe comunque sceso a controllare che la polenta fosse davvero stata cotta), il Palazzo Comunale con panoramico porticato, il Palazzo del Convento dei Agostiniani, la Piazza del Cassero con le chiese del Suffragioe dell'Addolorata. Nei paraggi trovate anche il Santuario di Santa Maria Goretti, la cui casa natale è poco distante dal centro storico. La prerogativa principale del centro storico è costituita dalla cinta muraria, meglio conservata dell'intera la regione, con i suoi bastioni, le merlature, i camminamenti, le porte.
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MATELICA
Non mancano, oltre al vino buone ragioni per visitare Matelica, città fondata dagli Umbri e, stando a notizie storiche accertate, Comune attorno al 1100. A più riprese dovette combatter contro gli Ottoni (famiglia di conti presenti nel centro marchigiano dal 946, quando l'imperatore tedesco Ottone I donò la città a un loro avo), fino a che, nel 1255, la famiglia si sottomise al Comune. Ottenuto il vicariato della città da Papa Bonifacio IX nel 1394, gli Ottoni condurranno il governo signorile fino a metà del secolo XVI. Un'attività artigianale era all'epoca particolarmente diffusa a Matelica, quella dei panni di lana: si contavano oltre cento fabbriche interessate a questo tipo di lavorazione. Fino al secondo dopoguerra le attività artigianali e agricole rimasero preponderanti, poi si ebbe una fase di sviluppo industiale, con relativo abbandono dei campi, legata innanzitutto al ruolo svolto da Enrico Mattei, e successivamente ad Aristide Merloni, il quale realizzò uno stabilimento per la costruzione di bombole per gas liquido. A Enrico Mattei è dedicata la piazza centrale de matelica, con la bella loggia degli Ottoni (secolo XVI), il Palazzo del Pretorio e la Torre Civica merlata (XIII), la settecentesca fontana ottagonale, la chiesa barocca del Suffragio, Palazzo degli Ottoni (XV) e il Palazzo Comunale, dello scorso secolo. Belle, tra le chiese di Matelica, anche Santa Maria Assunta, la cattedrale, con campanile realizzato, nella seconda metà del 1400, da Costantino e Giovanni Battista da Lugano; Sant'Agostino (XIV), con portale romanico, e altre ancora. E' ancora opera degli architetti Costantino e Giovanni Battista da Lugano il quattrocentesco Palazzo Piersanti, nella via Umberto I, vicinissima alla piazza, che merita assolutamente una visita. La collezione di opere d'arte conprende opere di scuola marchigiana de '400, opere del Guecino, Salvator Rosa, Jacopo Bellini, e della scuola di Raffaello, un Crocifisso di Sant'Eutizio del 1160, reperti archeologici, oreficeria artistica ma anche molte altre curiosità, dalle carrozze alle insegne, dai cimeli di papi agli oggetti di uso domestico. Non sarà privo d'interesse, magari avendo già visitato i musei rurali presenti in altre località comprese in questo itinerario, dedicare attenzione proprio ai locali per la vinificazione: se il frantoio è andato perso, le cantine con relative attrezzature hanno conservato l'assetto originario.
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CAMERINO
Il piccolo ma storicamente assai significativo centro marchigiano è ricchissimo di testimonianze storico-artistiche. Il nome Marche, dal germanico Marck, venne attribuito inizialmente alla Marca di Camerino, quando ai Carolingi si sostituirono, appunto, imperatori di stirpe germanica. La Marca di Camerino, indipendente, venne così a segnare i confini dell'autorità imperiale. Le origini della cittadina vanno ricondotte alle civiltà del popolo umbro dei Camerti, e la sua rilevanza divenne tale da essere, nel 210 a.C., alleata di Roma con parità di diritto. Rasa al suolo nel 1259 per volontà di Manfredi, fu ricostruita da Gentile da Varano: per tre secoli fu una signoria nominalmente vincolata allo Stato Pontificio, poi la soggezione divenne reale con l'uccisione dei da Varano da parte di Cesare Borgia. Il nucleo antico di Camerino è rimasto pressoché inalterato; le sue ridotte dimensioni consentono una visita completa in poco tempo a seconda ovviamente dell'approfondimento che si vogli dedicare a singoli aspetti della città. Può essere di grande interesse, ad esempio, una visita all'Orto Botanico, con le diverse varietà di uccelli che lì nidificano e le magnifiche piante secolari presenti. L'Orto Botanico è proprio a ridosso del Palazzo Ducale, oggi sede dell' Università, nella tardo-rinascimentale piazza Cavour che accoglie anche il duomo (rifatto nel secolo scorso dopo la distruzione della chiesa romanica ad opera del terremoto del 1799), il palazzo arcivescovile e, e al centro della piazza, la statua bronzea di sisto V. Il terremoto ha purtroppo danneggiato, tra gli altri edifici, anche la chiesa di San Venanzio: dell'originario edificio gotico è stato tuttavia conservato il portale, sormontato da una lunetta (notevoli decorazioni) e da un grande rosone. Rimaneggiata è anche la chiesa di San Francesco, originariamente romanico-gotica.Interessanti, il Museo Civico, sono i reperti archeologici greci e romani, e la panoramica pressoché completa della pittura camerinese del '400. Nella chiesa di Santa Maria in Via, infine, chiaramente ispirata allo stile berniniano e borromiano, ci sono alcune opere legate al periodo aureo della pittura barocca del '600, realizzate da Valentin de Boulogne, caravaggesco francese attivo a Roma.
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CINGOLI
La cittadina, di antichissima origine, assume ruolo di rilievo in età romana e nel Medioevo. E' purtroppo ormai limitata la testimonianza dell'impianto urbanistico in epoca romana, mentre è tuttora consistente la documentazione del periodo compreso tra l'età comunale e il '700. E' proverbiale la visione panoramica che si può vedere da Cingoli ("il balcone delle Marche"), per cui vi consigliamo senz'altro di iniziare la visita proprio dal "balcone", che raggiungerete uscendo da Porta Pia e percorrendo la circonvallazione esterna. Tra i motivi di interesse racchiusi nel centro storico, a Borgo San Lorenzo, il singolare tempio pagano diventato chiesa cristiana, i bei palazzi nobiliari presenti, in particolare, in corso Garibaldi, via Foltrani, via del Podestà, le numerose chiese barocche e romaniche, tra le quali la magnifica basilica di Sant' Esuperanzio, di rigorosa sobrietà edificata nel secolo XII sui resti di un tempio romano: la bella facciata, ornata dal rosone in travertino e da sculture; grandioso l'interno a unica navata, con archi gotici; belli gli affreschi rinascimentali e i dipinti custoditi in segreteria. Nel Palazzo Comunale, per gli appassionati di archeologia, da non perdere la visita al Museo Archeologico.
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