Rocca Roveresca
" Senigallia"
La Rocca Roveresca, il simbolo rinascimentale di Senigallia, è il più importante e imponente monumento architettonico della città.
Le origini della sua prima edificazione, si perdono nella notte dei tempi.
Da antichissima torre-faro della Roma Imperiale, [nella corte sono visibili i resti romani sia dell’età Repubblicana, che di quella Imperiale] fu trasformata in Roccaforte, nel 1335 dal Cardinale Egidio Albornoz per avere anche nella marina, come nella terraferma un simbolo di potere temporale.
Con l’investitura di Giovanni della Rovere a Signore di Senigallia, [da parte dello zio Il Pontefice Papa Sisto IV], la “Rocca” entra nella fase costruttiva e architettonica come la conosciamo oggi.
Signore di Senigallia, Prefetto di Roma, Duca di Sora, vestito di un principesco abito rosso e oro, lo sguardo fiero e misterioso del grande capitano d’arme, così è tramandato nel ricordo ed anche da un’affresco di Melozzo da Forlì, in un ritratto di famiglia, assieme allo zio Papa Sisto IV.
Fanno parte del gruppo anche Girolamo Riario [Signore di Imola e Forlì], Pietro Riario [Vescovo di Firenze], Giuliano della Rovere, [ascenderà al soglio pontificio con il nome di Giulio II], che da Pontefice porrà fine al sogno egemonico di Cesare Borgia detto il Valentino.
Giovanni della Rovere, poco tempo dopo la sua investitura, dette incarico al fiorentino Baccio Pontelli, [Il maggior esperto di fortilizzi marittimi del XV sec. costruì anche la rocca di Ostia], di realizzare una fortezza imprendibile, sia da terra che dal mare, [continue erano le incursioni dei pirati Turchi su Senigallia attratti dalle ricchezze degli abitanti e dalla bellezza delle loro donne].
Infatti la Rocca per essere imprendibile fu fatta senza finestre, e con un ponte levatoio a rientranze alternate da un’idea del Laurana, novità assoluta per l’epoca.
Il fortilizio, a pianta quadrata complessa, nella sua compatta monumentalità è chiuso da quattro torrioni che fanno riferimento, agli antichi lati, “della Penna”, “della Città”, “di Ancona”, e “della Porta”. Il Pontelli assieme al Laurana, [anche se il secondo scomparve prima di poter ammirare il capolavoro], per la perfetta armonia delle proporzioni, riuscirono a fondere, in maniera compiuta forse per la prima volta, i temi Romani con quelli Fiorentini.
In numerosi punti della Rocca si vedono simboli araldici dei Della Rovere e le scritte “Io Dux” [=Joannes Duca di Sora] e Io Prex , [=Joannes Prefetto di Roma], che vediamo anche all’esterno sulla bocca delle cannoniere e delle feritoie.
Le cornici marmoree delle porte e delle finestre, le chiavi di volta dei soffitti, i peducci che sostengono le volte “a vela” delle grandi stanze, la divisione a piani, [necessità militari piano terra, il superiore abitazione del Duca], questi e tanti altri segni ci richiamano alla mente il Palazzo Ducale di Urbino forse il più bello fra i palazzi del Rinascimento.
Mai nessun’altra epoca, come questo straordinario tempo rinascimentale, al di là del tempo e dello spazio, è stato cosi grande, mai nessuna altra epoca artistica ha goduto di uguale prestigio nel mondo, perché in quel periodo gli artisti italiani, per un momento magico, non solo furono eccelsi come artisti, ma anche la punta di diamante della scienza e della cultura del loro tempo. In un saggio, l’ Irvins, uno dei più acuti critici di lingua inglese, scrive senza riserve. “The most important thing that happened during the Renaissance was the emergence of the ideas that led to the rationalization of sight”.
Orario estivo 9-13 e 17-22, domenica 9-13
Orario invernale 9-13 e 15-19 domenica 9-13
Lunedì chiuso.
Tel. 071/63258
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