Il convento delle Grazie
"Senigallia"
Il convento delle Grazie sorge a tre chilometri da Senigallia, su una verde collina dalla quale si scopre il mare.
Fu costruito in adempimento ad un voto fatto da Giovanni Della Rovere e da sua moglie Giovanna di Montefeltro, Signori di Senigallia, per avere un erede.
Quando il 25 marzo del 1490 naque Francesco Maria, Giovanni diede incarico all’architetto Baccio Pontelli di progettare questo chiostro da dedicare a San Francesco.
In seguito alla morte del Duca (1501) i lavori vennero interotti.
Ma poiché il testamento obbligava i successori a completare la costruzione, i lavori ripresero sia pur lentamente e faticosamente.
Venne così realizzato un edificio (in gran parte ridimensionato rispettto al progetto originale), del quale si possono ipotizzare quattro tempi di costruzione se si prendono come punti di riferimento le date di fusione delle campane della chiesa, una diversa dall’altra e fuse rispettivamente nel 1491, nel 1547, nel 1616 e nell’ 1705.
Il portale marmoreo, di stile barocco, fu costruito nel 1685 grazie a un intervento finanziario di Vittoria Della Rovere che aveva sposato Ferdinando II Medici; per questo motivo nello stemma, collocato in alto, figurano insieme gli emblemi dei Della Rovere e dei Medici.
Nella facciata, le tracce di dieci capitelli, ancora visibili, fanno supporre che originariamente si era pensato a un portico che corresse lungo tutto il fronte dell’edificio.
All’interno si trovano due chiostri - di cui uno più piccolo, incompiuto - con capitelli riccamente lavorati.
Al centro del maggiore è collocato il pozzo nel quale spicca lo stemma dei Della Rovere.
Tutt’intorno corre un porticato - sorretto da eleganti ed esili colonne - sopra il quale si affacciano le finestrine delle celle dei frati.
Lungo il muro del porticato, entro le lunette, si potevano un tempo leggere episodi della vita di San Francesco, ora quasi del tutto scomparsi.
Contro gli stipiti in pietra delle porte è leggibile la scritta JO-PREX (= Giovanni Prefetto).
Entrando nella chiesa, a destra: entro una nicchia, la statua di San Pasquale che ogni anno, il 17 maggio, viene portato fuori in processione; una grande tela con San Francesco che riceve le simmate sul monte Verna.
C’è anche una lapide che ricorda come in questa chiesa fu sepolto il Duca Giovanni. La lapide è in pietra nera, la preziosa ‘pietra di paragone’ utilizzata dagli orafi per la prova dell’oro.
A sinistra: una tela che rappresenta S. Diego Dal Calà in adorazione (da notare l’angioletto posticcio).
Segue una tela con la Deposizione: in basso a sinistra S. Giacomo della Marca; a destra il martirio di S. Sebastiano; dietro il martire c’è S. Antonio Abate con i segnacoli del fuoco sacro che arde sul Vangelo ed il campanello.
In fondo alla navata, a destra, una tela che rappresenta l’Immacolata: in basso a sinistra il beato Giovanni Duns Scoto-, al centro S. Bonaventura; a destra S. Caterina (cinta nel cordone francescano e della corona del Rosario).

In alto, dietro l’altare maggiore, la Madonna con i Santi del Perugino, databile intorno al 1490. La tavola (2,80 X 2,27), probabile dono al Convento da parte di Giuliano della Rovere (Papa Giulio II, nipote di Papa Sisto IV), rappresenta la Madonna seduta in trono che regge in braccio il Bambino.
Da ciascun lato figurano 3 santi. Partendo da sinistra: S. Giovanni Battista, vestito semplicemente, regge nella sinistra l’asta con la croce; S. Ludovico d’Angiò, vescovo dei Frati Minori, con la mitria pastorale sul capo; S. Francesco, con i segni delle stimmate, colto in atto di avanzare discretamente verso lo spettatore, legge il Vangelo; accanto a lui S. Paolo, immerso in estatica contemplazione; infine S. Giovanni che rivolge lo sguardo direttamnete verso lo spettatore.
Il gruppo è ritratto sotto l’arco centrale di un porticato caratterizzato da pilastri geometricamente distribuiti secondo le rigorose norme che la visione prospettica impone.
Sullo sfondo un cielo azzurrino illumina un paesaggio essenziale..
Nella sagrestia si trova un interessante lavamani quattrocentesco in pietra su cui, assieme allo stemma roveresco, è inciso il motto che ricorda: "Lavamini et mundi estote" (=Lavatevi e sarete puri)
Il vasto piazzale antistante è circondato da mura sulle quali sono collocate le cappellette di una Via Crucis erette nel 1722.
Il convento ospita il Museo di Storia della Mezzadria, meritevole di una visita per la ricca raccolta di documenti, strumenti ed attrezzi agricoli che fanno del Centro uno dei più interessanti Musei del genere.
Nel Convento delle Grazie era conservata, fino al 1917, La Madonna di Senigallia capolavoro di Piero Della Francesca.
Intorno a questa tavola hanno scritto molti autorevoli critic. Significativo è l'articolo che Pio Emilio Vecchioni pubblicò sul "Bollettino degli Amici dell'Arte e della Cultura" (1922).
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